Permesso di soggiorno: calciatori stranieri dilettanti a rischio di espulsione !!

tratto da: redattoresociale.it

In forte aumento la loro presenza nelle squadre locali. Dirigenti e tecnici alle prese con i permessi di soggiorno. Se scade, il giocatore può finire in un Cie. Ma i tempi per il cartellino sono molto lunghi 

Roma – Sono ormai tantissimi i casi di calciatori stranieri che militano nel campionato dilettanti. Si tratta di giovani immigrati arrivati in Italia adolescenti oppure di seconda generazione o, ancora, migranti giunti da pochi anni nel nostro paese. Le squadre locali, con poche risorse economiche, pescano sul territorio i migliori calciatori. Così si formano squadre specchio della nuova Italia e rose calcistiche multicolore. Infatti sono già molto numerose e in continuo aumento le richieste inoltrate alla Figc per il tesseramento di giocatori con cittadinanza straniera, mai tesserati all’estero. Questo particolare indica che non sono calciatori il cui cartellino è comprato da squadre estere. Si tratta di giovani che vivono in Italia ma non hanno la cittadinanza. L’articolo 40 del regolamento parla chiaro: per la Lega nazionale dilettanti si devono presentare una serie di documenti. La dichiarazione di non essere mai stati tesserati per Federazioni estere, il certificato di residenza anagrafica attestante la residenza in Italia da almeno dodici mesi e, qualora fossero di nazionalità extracomunitaria, serve anche il permesso di soggiorno valido. La richiesta arriva a Roma alla Federazione italiana gioco calcio e dopo essere protocollata viene istruita la pratica. Solo così, documenti alla mano, arriva il tesseramento. Tempi medi: un mese, un mese e mezzo. Per un italiano bastano due giorni. Inoltre, militare in una squadra di categoria minore non vuol dire avere il contratto da calciatore. Ci sono solo rimborsi spese, per cui se il ragazzo straniero non trova lavoro e gli scade il permesso di soggiorno rischia l’espulsione dall’Italia.

E’ successo alla squadra astigiana di Nizza Monferrato, la Nicese, che ha rischiato di perdere l’attaccante, molto amato dai tifosi locali. Alla scadenza del permesso, poteva finire in un Cie, nonostante parli con l’accento piemontese e abbia solo 21 anni. Si chiama Ubong Abraham Bernard, nigeriano, con la madre in Piemonte da molto tempo, arrivato nel 2005 con ricongiungimento familiare. Ha quindi goduto del relativo permesso di soggiorno fino alla maggiore età, poi ne ha avuto un altro di 3 anni per motivi di studio. Si è diplomato in un istituto tecnico professionale sempre in provincia di Asti. A 21 anni il permesso è scaduto ed è partita la caccia a un contratto di lavoro. “In questi casi la questura rilascia un permesso di sei mesi per attesa occupazione – spiega Alberto Mossino dell’associazione Piam Onlus – ma spesso arriva già scaduto. Di solito ci mette dai 4 ai 5 mesi. Gli stranieri nel frattempo girano con dei ‘non documenti’, sperando che la polizia non li becchi”. Questi problemi con i documenti fanno impazzire presidenti e dirigenti delle squadre di provincia. “Sono in balia di procuratori e avvocati per dirimere queste storie”, dice Mossino. La conferma arriva da Elio Merlino, dirigente della Nicese. “Ci vengono i capelli bianchi – racconta – Ubong è cresciuto nel vivaio della Nicese, per questo pensavamo di tesserarlo in due giorni, invece ci abbiamo messo un mese e mezzo e non ha potuto giocare le prime sei partite di campionato. Per gli italiani, se spedisco il cartellino venerdì, sabato possono già giocare”. Secondo quanto sostiene Merlino, negli ultimi due anni, Ubong ha fatto parte di altre squadre astigiane che non sono riuscite a fare correttamente la procedura di tesseramento, per cui il ragazzo non risultava sui tabulati della Figc.

La Nicese si sente penalizzata per non aver potuto usare la sua ‘punta’ a inizio stagione. Il ct Sandro Musso ha scelto anche un ghanese, un marocchino e un rumeno. “Prendiamo i migliori ragazzi nel raggio di 5 chilometri e loro rientrano tra questi – dice Musso – c’è molta armonia, quando giocano gli stranieri sono gli idoli dei tifosi che li incitano molto, sono integrati perfettamente”. Così nel cuore della Padania davanti a un pallone non c’è permesso di soggiorno che tenga. I tifosi padani, dai giovanissimi ai vecchietti, adorano gli stranieri con indosso la maglia e i colori della squadra del paese. La Nicese milita in promozione. Per i giocatori non ci sono contratti, solo rimborsi spese. E come si fa con il permesso di soggiorno di Ubong? “Se ci fosse la possibilità di assumerli, li aiuteremmo volentieri – spiega Musso – ma a livello economico non possiamo”.

di Raffaella Cosentino

 

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