Per guardare attraverso e oltre

Il comunicato della Polisportiva Assata Shakur Ancona

È vero! Il tempo è una categoria e una dimensione che nella crisi sta assumendo sempre più importanza. Gli avvenimenti si susseguono rapidamente e se potessimo utilizzare un metronomo virtuale per definire la velocità del tempo, ci accorgeremmo che non è possibile supportare un battito costante. Questo perché siamo sottoposti a continue accelerazioni e rallentamenti. 

Lo abbiamo vissuto anche noi in questi ultimi giorni nella città di Ancona. I ripetuti attacchi da parte della squadra anticrimine ci hanno sottoposto a continue sollecitazioni per cui l’elemento del tempo è divenuto fondamentale per costruire una risposta chiara ed efficace. Come scriveva Paolo Cognini in un suo recente documento pubblicato su globalproject, continuamente s’intrecciano elementi nuovi e vecchi. Quando arriva il momento in cui credi di aver compreso tutto, ti accorgi che è il momento in cui devi porti più domande. Da quando Alessio è stato arrestato, abbiamo percepito che qualcosa attorno a noi stava cambiando.

Innanzi tutto abbiamo avuto la conferma che anche il lavoro costante e quotidiano, portato avantidalle polisportive e dalle palestre come la nostra, fatto di relazioni e “piccoli gesti”, da fastidio! Conseguentemente a questo l’obiettivo che qualcuno vorrebbe raggiungere è isolare e rendere marginale le attività che si svolgono e le persone che si mettono in gioco per realizzarle. Chi sta leggendo deve tener presente che Ancona, è in fondo una piccola città e che nonostante sia capoluogo di regione si caratterizza per dinamiche tipiche dei piccoli paesi.

Così la questura ha pensato bene di imporre, prima, alla FGC di sospenderci dal campionato a causa del nome che da dieci anni portiamo, e dopo di intimidire chi volesse solidarizzare con noi manifestando pubblicamente lo sdegno per quanto sta accadendo. Ci sono persone che sono state avvicinate dagli agenti in borghese per tentare di trattenerle dal manifestare la propria vicinanza alla polisportiva.

È ancora più curioso sapere che il burattinaio matto che sta dirigendo tutta l’operazione, il signor Luigi Di Clemente, è stato da noi sorpreso qualche anno fa in un ristorante a insultare con cori razzisti i calciatori ghanesi che, allora, disputavano la partita contro l’Italia. In quella circostanza chi di noi udì le sue parole  volgari e maleducate, si alzò per farglielo notare e per invitarlo a smettere immediatamente. Allora era un semplice poliziotto che non aveva ancora intrapreso il suo percorso di carriera all’interno delle forze dell’ordine e noi non lo conoscevamo. Ricordiamo che si arrabbiò molto e che per poco non sfiorammo le mani.

Oggi, divenuto dirigente, è colui che ha disposto l’arresto di Alessio, ci ha fatto sospendere le partite di campionato, ci ha denunciato per l’occupazione temporanea di uno stabile che fece partire la trattativa con il Comune per assegnarci lo spazio che dalla fine di agosto stiamo ristrutturando. Episodio che riguarda otto mesi fa e che per coincidenza arriva due giorni dopo la notizia della sospensione.

Nel frattempo, sempre il suo ufficio rilascia una comunicazione ai giornali in cui si afferma che Alessio ha i giorni contati per la manifestazione del 15 ottobre a Roma, e che il materiale sequestrato (caschi e magliette), provino la sua colpevolezza. Insomma Di Clemente dopo più di trent’anni ha rifatto il processo ad Assata Shakur in Ancona e giudicato Alessio responsabile degli scontri di Roma grazie ad una felpa e a un casco che tutti i giorni utilizza per accompagnare in motorino suo figlio a scuola.

Dal 15 Ottobre a oggi la Polisportiva Assata Shakur è sempre sui giornali in lotta continua con il tempo per dover rispondere e anticipare le mosse di chi a tutti gli effetti ci ha dichiarato guerra. Ci rendiamo anche conto che è impossibile inseguirli perché dispongono di mezzi che non sono i nostri, ma non per questo dobbiamo pensare che le persone non abbiano capito la strategia inquisitoria della questura. Anzi cogliamo l’occasione per ringraziare tutti i compagni e le compagne, gli amici e i tanti che ci hanno scritto nonostante non ci conoscano direttamente. Un ringraziamento molto sentito lo vogliamo indirizzare a tutte le realtà simili alla nostra che in Italia ci hanno sostenuto con i comunicati di solidarietà e che continuano a seguirci perché siamo tutti consapevoli che la partita non è chiusa.

Appunto per questo vorremmo brevemente accennare al fatto che quello che stiamo vivendo è talmente grave che non ha né riscontri né precedenti in passato. Pensate che l’unico esempio che potremmo riportare è ciò che accadde al tempo del fascismo alla squadra dell’Inter. L’Associazione Sportiva Ambrosiana fu la società calcistica sorta nell’estate del 1928, fondendo il Football Club Internazionale Milano e L’unione Sportiva Milanese. Al regime non piaceva il nome Internazionale e non gradiva la posizione non allineata dei dirigenti della squadra. Questi ultimifurono messi al corrente solo a giochi già fatti. È un esempio che non dovrebbe neanche essere considerato tale se osserviamo che il cambio del nome della società sportiva di allora avvenne nel periodo della dittatura fascista. All’interno di uno stato democratico l’imposizione di cambiare nome non è mai avvenuto, almeno fino ad oggi!

In questo momento stiamo aspettando che ci venga comunicato di poter rientrare in campo venerdì 11 novembre dopo che abbiamo fatto richiesta di poter giocare con un nuovo nome provvisorioche renderemo pubblico appena possibile. Siccome queste pratiche possono avere dei tempi lunghi, la Figc Marche ci ha comunicato che è comunque disponibile a farci rientrare utilizzando anche solo la matricola, come prevede lo stesso regolamento.

Questa mattina, mercoledì 9 novembre, è giunto alla Figc Marche il fax dalla lega dilettanti che ha espresso un favore positivo al nostro rientro. Ora si sta attendo il responso della Figc nazionale che in via formale non pone veti su di noi né rispetto al nome né tantomeno sul nostro operato. Tutto conferma quello che era già stato deciso al momento della nostra iscrizione, ovvero che alla Federazione non disturba il nostro nome né tantomeno il nostro comportamento dentro e fuori al campo. Il Presidente Cellino della Figc marche ha confermato che l’informativa della questura è molto dura nei nostri confronti e tende a “criminalizzare” tutto il nostro lavoro. Per questo temiamo che non sarà semplice ritornare a giocare ma vorremmo far presente a tutti che le accusedell’anticrimine devono innanzitutto basarsi su fatti concreti che ad oggi nessuno può riscontrare. Rigettiamo al mittente le accuse e la Polisportiva Antirazzista Assata Shakur si ritiene inmobilitazione permanente fino a quando il tutto non sarà chiarito.

Un ultima cosa:

Tante sono le realtà presenti in Italia che lavorano attorno al tema dello sport e sulla sua accessibilità. Molte di queste esperienze negli anni hanno fondato vere e proprie polisportive , sia per darsi una costituzione giuridica in cui raggruppare le varie iniziative sportive, e sia per avere una forma con la quale inserirsi in quel mondo di società sportive che il più delle volte contrasta i valori che portiamo avanti. Abbiamo sempre negato lo sport business, lo sport mercato che guarda solo i profitti, che protegge e mantiene la casta dei privilegiati, che divide tra coloro che si possono permettere di praticarlo e coloro che ne sono fuori, perché economicamente non se lo possono permettere, perché considerati stranieri, perché hanno preferenze sessuali diverse da quelle imposte.

Siamo convinti che in merito al lavoro che ognuno di noi svolge quotidianamente ci sia tanto da parlare e condividere per promuovere iniziative e campagne comuni.

Crediamo che tutte le esperienze presenti oggi, in Italia condividano temi comuni che si riflettono nelle discussioni di movimento. Insomma, ci stiamo chiedendo se sia possibile immaginarci campagne pubbliche promosse da tutti , costruendo  e  utilizzando parole e azioni comuni per il libero accesso alle discipline sportive soprattutto per i migranti e per i figli di questi, nati in Italia, che sono sempre vincolati dal permesso di soggiorno e altri requisiti, senza i quali non possono iscriversi e partecipare a nessun campionato. Ci stiamo chiedendo come costruire l’alternativa con la nostra specificità…Ci stiamo chiedendo se sia possibile svecchiare il vecchio concetto di palestra popolare e poterlo ampliare con nuovi linguaggi e nuove pratiche ecc..Ci piacerebbe organizzare un incontro nazionale tre le polisportive e palestre popolari per andare oltre  in forma organizzata…

Polisportiva Antirazzista Assata Shakur Ancona

Su global project

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