Il daspo per l’Assata Shakur

Articolo di Claudio Dionesalvi, tratto da Il Manifesto

Ci voleva una fantasia malata per arrestare Alessio Abram, presidente della polisportiva Assata Shakur, militante del circuito Futbol Rebelde che col Chiapas zapatista ha costruito importanti ponti umani e sociali. Abram è da sempre ultrà dell’Ancona, impegnato in campagne contro il razzismo. La locale squadra anticrimine ha utilizzato un cavillo della legislazione speciale contro ultras e movimenti sociali. Il Daspo preventivo comminatogli pochi mesi fa per impedirgli di seguire l’Ancona è stato applicato anche alle partite della società dilettantistica di cui è cofondatore. Dunque Alessio non è stato imprigionato per aver partecipato a disordini di stadio o tumulti di piazza. L’operazione è scattata sabato scorso a Marina di Monte Marciano. Con l’impietoso risultato finale di 5-0, si era appena disputata una partita del campionato di terza categoria marchigiana tra la squadra locale, il Real Case Bruciate, e l’Assata Shakur, rappresentativa formata ad Ancona e dintorni sulla spinta dell’esperienza del Mundialito antirazzista che ogni anno si tiene nella città dorica. 

La scorsa estate giunto alla decima edizione, il torneo registra la partecipazione di 15 comunità migranti e dieci squadre locali. Per oltre due mesi, in tutti i weekend, migliaia di persone appartenenti a diverse etnie si incontrano in un parco comunale. Giocano a calcio, mangiano insieme, ballano, discutono in pubblici dibattiti. Il grande successo dell’iniziativa ha indotto i promotori a formare una squadra e iscriverla al campionato di terza categoria. L’Assata Shakur, che oltre a calciatori italiani vanta ben 11 migranti tesserati, è un esperimento di riappropriazione del calcio dal basso, simile alla veneta San Precario ed a tante altre realtà analoghe. Abram è stato condannato a cinque mesi di reclusione perché il giudice non ha potuto disconoscere la violazione della normativa sul divieto di assistere a “tutte” le competizioni sportive. Il pm ha insistito sul fatto che la polisportiva è intitolata ad Assata Shakur, attivista afro-americana, a suo dire pericolosa terrorista. La Federazione ha rinviato «a data da definire» tutte le partite dell’Assata.

 

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